CERTIFICAZIONI DI SOSTENIBILITÀ NELLA MODA

Qualità ma come distinguerla? Sulla base di quali parametri?

Di solito la moda è associata a un'idea di natura effimera (è, inoltre, fondata sulle tendenze e di conseguenza il prodotto ha un "ciclo di vita" ritenuto breve - n.d.A.), quindi incline a favorire lo spreco. Ma basta sostituire il termine moda con il termine abbigliamento ed appare chiaro che si tratta di una questione che riguarda tutti. Eravamo abituati a comprare senza domandare. Oggi, ci badiamo di più, ma continuano a non spiegarci bene come funziona il processo. Oggi, si parla molto di qualità ma come distinguerla? Sulla base di quali parametri? Il consumatore non è l'unico a non avere informazioni sui capi d'abbigliamento. Molte «...aziende di moda non è proprietaria degli stabilimenti [dove si produce - N.d.A.], e i subappalti [anche in nazioni molto lontane dall'azienda che poi marca il prodotto - N.d.A.] complicano il controllo delle condizioni di lavoro lungo la filiera produttiva.¹    

Il business della moda è meno permeabile ai valori della sostenibilità?
Io penso sia improprio affermare «questo business ci dà cose di cui non abbiamo bisogno». È una questione di fondo, sono molto scettico quando qualcuno vuole a nome mio, o di ogni altro individuo, decidere cosa mi sia necessario e cosa superfluo, di cosa abbia bisogno e cosa sia uno spreco. Si può pensare che non si dovrebbe fumare o mangiare il cibo sbagliato - e il sistema educativo ha delle responsabilità al riguardo -, ma alla fine il rispetto per la dignità umana è considerare che ogni persona possa decidere cosa gli sia necessario e cosa gli sia superfluo, possa quindi fare la sua scelta. [...] È possibile pensare in modo differente, ripensare il business e offrire ai consumatori un marchio che fa leva sui valori della comunità di luogo e sul benessere dei consumatori.²    

Rispettare l'ambiente è un dovere, ma ciò che non è ammissibile è impostare - come fatto in passato -  politiche ideologiche che penalizzano in modo drammatico i "bisogni sentiti" da una comunità (diritto al lavoro, diritto a soddisfare le esigenze proprie e della propria famiglia fra cui anche cibo, diritto alla salvezza, sicurezza, protezione, ecc.). È il concetto filosofico di libertà! Capacità del soggetto di agire (o di non agire) di autodeterminarsi all'interno di una comunità, con regole condivise e partecipate dal basso, scegliendo i fini e i mezzi atti a conseguirli.

In un mercato globale le regole sui prodotti debbono valere per tutti e non essere applicate solo in alcuni paesi. La transizione ecologica è, molte volte, non disinteressatamente (per rispondere agli interessi di chi?) aiutata da interventi finanziari pubblici (nazionali, regionali, locali) con incentivi economici senza valutare cosa dice la scienza, con ciò perdendo la possibilità di progettare sistemi migliori. 
 
Il futuro è non continuare ad insistere su scelte "ideologiche" inizialmente sbagliate. Non servono solo regole, servono strategie: investimenti in ricerca, filiere integrate, piani di lungo periodo.




L'importanza delle parole
Ma come riuscire a ricomporre questa complessità per renderla raccontabile?

Oggi il termine «sostenibilità» ha perso il suo significato originale tanto è vago, quanto quello di «ecologico». Sostenibile, nel contesto della moda, oggi è ancora di più un ossimoro, non è un aggettivo, ma solo un buon proposito.

Le normative attuali sono insufficienti a stabilire che cosa sia etico e che cosa no. La sostenibilità dovrebbe essere una cosa quantificabile, non una qualità astratta.³

Vi è molta confusione sulle parole che utilizziamo sull'argomento della sostenibilità: Economia sostenibile - Economia circolare - Sostenibilità ambientale - Biologico - Eco-friendly. 

Non si può ridurre ad una semplice classificazione delle materie prime riconducibile ad una equazione in cui naturale equivale a buono e sintetico a cattivo. Naturale non è sinonimo di sostenibile, né sintetico di dannoso. Anche le materie naturali hanno un loro lato oscuro. Per scegliere è fondamentale conoscere!




Come si fa ad avere un prodotto sostenibile in un sistema che non lo è? 

L’industria tessile-moda è tra le più impattanti per l’ambiente e tra quelle che maggiormente incidono sul cambiamento climatico, la quarta più inquinante dopo l’agro-alimentare, edilizia e mobilità. Si posiziona al terzo posto per quanto riguarda gli impatti sull’acqua e sul suolo ed al quinto per consumo di materie prime ed emissioni di gas serra. È importante, quindi, parlare anche di energy saving (risparmio energetico) in quanto le aziende tessili sono riconosciute come "energivore"

La globalizzazione con massiccio spostamento di produzioni in paesi lontani dai mercati di consumo produce un elevato aumento dei consumi energetici in particolare per i trasporti al quale si collega l’impatto sull’inquinamento globale.

Il problema del riciclo in ambito fashion è legato alla differenziazione e al recupero delle fibre. Le fibre sintetiche (poliestere, nylon, acrilico, lycra, ecc.) sovente si mescolano con fibre naturali rendendone impossibile il riciclaggio. I vestiti che indossiamo infatti sono composti da un mix di filati e altri materiali e accessori (come zip, bottoni, ecc.) difficili da separare e spesso non sostenibile economicamente per poter essere riciclati.

Abbiamo termini negativi che sono entrati a far parte del nostro lessico della moda: «fast fashion» - «greenwashing» (vedi voci nel Dizionario della Moda) su cui abbiamo il dovere di riflettere ed essere consapevoli. 

Solo per portare a valutare una parte dei più comuni problemi:
  • Il 20% dell'inquinamento delle acque mondiali è dovuto alla produzione di abbigliamento.
  • Se da un lato l'aumento della produzione di fibre sintetiche trova un limite nella disponibilità di materiali fossili, quella delle fibre naturali, e in generale da fonti rinnovabili, trova un limite nella capacità biologica del nostro pianeta e in particolare nella disponibilità sia di aree coltivabili o per l'allevamento di risorse idriche.⁵   
  • L'industria dei metalli è il terzo fornitore di materiali per l'industria della moda (include l'industria tessile, abbigliamento, pelletteria e calzature), dopo la chimica - che include la produzione di coloranti ausiliari e fibre man-made - e quella delle materie plastiche. La produzione degli accessori metallici - cerniere lampo, bottoni metallici, fibbie, borchie - è spesso realizzata all'interno di imprese inserite e integrate nella filiera della moda.    
  • Per tingere e rifinire 1 kg di cotone servono almeno 1 mc di metano e 1 kW di elettricità. La questione del jeans è particolarmente grave, perché si tratta del capo di abbigliamento del pianeta ... e anche del più inquinante. Nonostante il cotone sia una fibra naturale, la sua produzione prevede un elevato consumo d’acqua che risulta quindi di notevole impatto ambientale.
  • La finta pelle è green? Ha un prezzo minore, generalmente, di un analogo pezzo d'abbigliamento in pellame, ed è "vestito" con parole d'ordine verdi. Ma scavando sotto il marketing, scoprirai che la verità è tutt'altro che sostenibile. La maggior parte della finta pelle è realizzata con materiali a base di petrolio come poliuretanico (PU) o cloruro di polivinile (PVC). Si inizia con l'estrazione del petrolio, un processo che devasta gli ecosistemi ed emette una grande quantità di carbonio. Poi arriva la produzione carica di sostanze chimiche, la produzione ad alta intensità energetica e il triste finale: una discarica o un inceneritore, dove si attarda per secoli o si inquina l'aria. La vera pelle è progettata per vivere, da riparare, condizionare, tramandare. È un sottoprodotto naturale trasformato in eredità. Un sistema che sostenga le economie circolari e le comunità rurali. Qual è quindi il prezzo reale della finta pelle? La vera pelle potrebbe costare di più all'inizio, ma costa molto meno a lungo termine.
  • Solo l’1% (al 2020) dei materiali usati per l’abbigliamento viene riciclato per farne altri vestiti.
  • Ogni capo di abbigliamento ha un costo energetico nascosto: dalla produzione al trasporto, fino ai cicli di lavaggio e asciugatura. Per questo il settore della moda consuma oltre il 10% dell’energia industriale globale, con un forte impatto sulle emissioni di gas serra.
  • Ogni attività produttiva comporta emissioni e "impatto zero" rientra nella casistica "uso di slogan ambigui o fuorvianti", ovvero... greenwashing.
Non esistono attualmente prodotti che possono essere definiti al 100% sostenibili. Ci sono prodotti più sostenibili degli altri. Ridurre dell' X per cento il consumo energetico necessario per la realizzazione di un singolo pezzo d'abbigliamento non significa averlo reso responsabile, significa semplicemente aver ridotto l'impatto di quel prodotto in termini di consumo energetico.⁷  La prossima volta che un prodotto si definisce "eco", chiedetevi: è davvero tale? Abbiamo un problema di verità. Un problema di marketing in cui noi, come settore, abbiamo permesso alla disinformazione di plasmare la percezione. E questa falsa percezione sta devastando il nostro settore.

È tempo di rivendicare la narrazione. Per ricordare al mondo che non è tutto verde quello che luccica.

A questo si aggiunge un  continuo proliferare di marchi (ambiente – materiali – riciclo – energia ) che creano confusione. Oggi sul mercato esistono più di 400 certificati di sostenibilità applicabile al settore del fashion. L'82% riguardano solo i prodotti (le caratteriste e i materiali) mentre appena il 18% i processi operativi.⁸ Un numero esagerato!
Il fatto che di queste certificazioni ne esistono molte, ognuna imperniata su un aspetto diverso, diminuisce tuttavia la loro efficacia.

Serve un processo di riorganizzazione delle stesse, che andrebbero accorpate perché chi opera nel mondo variegato del fashion e, soprattutto, il consumatore finale possono orientarsi e scegliere. 


Continuiamo a produrre certificazioni anzichè semplificare!
 

Proposte per restituire valore a ciò che indossiamo

È facile evidenziare che più lunga è la catena di rifornimento, più slabbrati e difficili saranno i controlli sull'utilizzo di manovalanza minorile o clandestina, sull'utilizzo di coloranti cancerogeni e di tessuti nemici dell'ambiente, di trattamenti dannosi per la salute ecc. In Italia [qui vi sono ancora molti distretti industriali - N.d.A.] la catena può essere molto corta: un vantaggio interessante! E se provassimo a metterlo in valore?¹⁰

Il modo in cui le cose verranno riciclate è una questione che andrebbe affrontata nel momento della loro progettazione, prima della messa in produzione.
  • DPP - All’interno di questo panorama, si configura lo strumento del Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passaport – DPP). Ideato per registrare, trattare e condividere elettronicamente le informazioni sui prodotti tra le imprese della catena di fornitura, le autorità e i consumatori, questo strumento innovativo mira a migliorare la trasparenza e l'efficienza nel trasferimento delle informazioni lungo tutta la catena.
    Tra le categorie pilota del DPP si collocano i prodotti tessili: rendere i consumatori consapevoli delle proprie scelte è uno dei principali obiettivi finali del DPP. Ciò è reso possibile anche dalle informazioni che vengono trasmesse digitalmente che porta a una maggiore efficienza operativa. Inoltre, più le informazioni sono dettagliate e verificabili, più i consumatori avranno la percezione della elevata qualità e sicurezza dei prodotti acquistati. I vantaggi di questa integrazione nel Passaporto Digitale del Prodotto riguardano (1) uno snellimento della burocrazia, (2) una diminuzione dell’impatto ambientale e promozione dell’economia circolare e (3) un miglioramento della reputazione aziendale e aumento della fiducia da parte dei consumatori.
  • QR Code - Sulla base delle informazioni appena presentate, si propone un mock-up del Passaporto Digitale del Prodotto con la relativa integrazione delle certificazioni sostenibili e accessibile tramite QR Code.
L'adozione diffusa del DPP con certificazioni volontarie potrebbe incentivare un cambiamento sistemico verso un'economia circolare, promuovendo un ciclo di vita dei prodotti più ecologico e responsabile.¹¹


 
Passaporto Digitale del Prodotto con l’integrazione delle certificazioni, 
accessibile tramite QR Code. 

© Beatrice Cannella

Questo mock-up (modello) di schema è stata creato sulla base delle informazioni presenti nel relativo Regolamento del 2022 emanato dalla Commissione Europea.
In particolare, si descrivono nel DPP: (a) i dati anagrafici del prodotto (nome, azienda, categoria, modello e altro), (b) manuale dell’utente con le istruzioni necessarie per un corretto utilizzo del prodotto, (c) i parametri del prodotto (durabilità, riparazione e manutenzione, consumo medio per la produzione, impatto ambientale medio, riciclaggio e la catena di fornitura del prodotto), (d) valutazione di conformità (comprendente dichiarazione di conformità e documenti tecnici)


1. A differenza di altri settori manifatturieri, nel tessile-moda proliferano le certificazioni di prodotto, mentre si registrano pochissime certificazioni di sistema (ISO 9001). Il tessile-moda e la qualità complessiva delle sue aziende trarrebbero grandi vantaggi con qualche ISO 9001 in più e qualche certificazione di prodotto in meno.
 
2. Le certificazioni di prodotto sono usualmente rilasciate in totale assenza di ISO 9001. Sono cioè rilasciate “sulla fiducia” (ovviamente dopo i previsti controlli), senza badare troppo per il sottile al fatto che l’azienda, da quel momento in poi, sia priva di un sistema di gestione atto a dimostrare che i requisiti di prodotto (vantati dalla certificazione) siano realmente presenti su tutti i prodotti lavorati. Manca di fatto un sistema credibile, stringente, attendibile che imponga metodi di gestione sorvegliati e relativa documentazione. Esiste innegabilmente un po’ di confusione fra le certificazioni e, soprattutto, nel loro uso e nell’uso dei marchi.

Capitano frequentemente casi in cui un’azienda contrassegna se stessa come certificata con una certificazione di prodotto, mentre è il prodotto ad essere certificato e non l’azienda che lo produce. Azienda che, di solito, fa molti prodotti diversi e non tutti godono di quella certificazione di prodotto.
¹²  


La sostenibilità è una questione complessa e non sempre può essere ridotta a poche parole. La comunicazione pubblicitaria (claim) 
che implica sintesi, ma in quella sintesi non si può perdere la verità (e qualche volta tale comunicazione risulta ingannevole), va misurata e non dichiarata, con dati verificabili. Se dici "riduciamo", devi quantificare di quanto. 
 

Marta D. Riezu - La moda giusta. Un invito a vestire in modo etico; ed. Giulio Einaudi, 2023, p. VII e p. 19.
Fabio Guenza «Business sostenibile: un dialogo sugli stakeholder con Edward Freeman» in: «Il bello e il buono. Le ragioni della moda sostenibile»; ed. Marsilio, 2011, p. 21-22 [...] 23.
Marta D. Riezu - op. cit., p. 16-17 
Matteo Ward - Fuorimoda! Storie e proposte per restituire valore a ciò che indossiamo; ed. DeAgostini, 2024, p. 161.
Aurora Magni, Marco Richetti - «Le materie non rinnovabili: fibre sintetiche e metalli» in: «Neomateriali nell'economia circolare. Moda»; ed. Ambiente, 2017, p. 34 
Aurora Magni, Marco Richetti - op. cit., in: «Neomateriali nell'economia circolare. Moda», p. 42 
₇  Matteo Ward - op. cit., p. 164 
₈ Fiammetta Cupellaro - Moda, rating e certificazioni non garantiscono più contro il greenwashing; "la Repubblica", 5 novembre 2022
₉ 
In Italia, i distretti tessili-abbigliamento sono circa 45, con una forte concentrazione in Lombardia, Marche, Puglia, Toscana e Veneto.  
₁₀ Alberto Scacciani (segretario del centro di Firenze per la Moda Italiana) «Il bello e il buono : una nuova vi(t)a per la moda italiana» in: «Il bello e il buono. Le ragioni della moda sostenibile»; ed. Marsilio, 2011, p. 10-11.
₁₁ Sostenibilità e certificazione nel settore tessile: ruolo della reputazione e rilevanza del Passaporto Digitale del Prodotto - Politecnico di Torino. Corso di Laurea in  Ingegneria Gestionale A.A. 2023/2024. Relatore: Luigi Buzzacchi Candidata: Beatrice Cannella 
₁₂ C. Sandroni & C. - Le certificazioni tessili;  Revisione 02 , Aggiornamento post blog del 30/05/2023  Piero Sandroni, ingegnere chimico. 
 



Di seguito le più importanti certificazioni che riguardano il mondo del fashion.

Premessa 
 
Una certificazione è un marchio creato da un’associazione o da un’organizzazione professionale per garantire l’origine, la specificità, il livello di qualità o la conformità di un prodotto a standard di produzione prestabiliti. Può essere utilizzato solo da produttori o marchi che rispettano il disciplinare redatto dall’ente. Per la promozione di una moda sostenibile, la tracciabilità della filiera diventa fondamentale.

Una certificazione di sistema è attribuita all’azienda, quindi non può marchiare un prodotto, mentre una certificazione di prodotto è attribuita a un prodotto e dunque non può contrassegnare un’azienda.

 
CERTIFICAZIONI DELLA QUALITÀ  (DI SISTEMA)


ISO 9001
È un sistema standard internazionale che definisce i requisiti per un sistema di gestione della qualità efficaci, per migliorare la qualità di prodotti o servizi, riducendo gli sprechi e aumentando l'efficienza operativa.
È emessa da organismi di certificazione indipendenti che hanno ricevuto l’accreditamento da parte di organismi internazionali. Non esiste nel mondo una sede della ISO 9001, ma solo organismi di certificazione indipendenti che devono seguire le linee guida internazionali per l’audit e la certificazione degli standard ISO, come specificato nella norma ISO/IEC 17021-1. Questo assicura che la certificazione ISO 9001 sia affidabile e riconosciuta in tutto il mondo.

Principali requisiti imposti dalla certificazione ISO 9001:

  • Identificazione dei requisiti dei clienti - L’azienda deve identificare i requisiti dei clienti e le loro aspettative anche implicite e utilizzarli nello sviluppo dei prodotti e dei servizi.
  • Gestione dei processi. L’azienda deve identificare e gestire tutti i propri processi: produzione, servizi, gestione risorse umane e gestione fornitori, ecc.
  • Controllo dei documenti. L’azienda deve documentare come gestisce la qualità, compresi i processi, le procedure e le istruzioni di lavoro.
  • Controllo dei registri. L’azienda quotidianamente deve registrare come gestisce la qualità, le attività di produzione, la formazione dei dipendenti, la gestione dei reclami, ecc.
  • Gestione delle risorse umane. L’azienda deve garantire che il personale sia adeguatamente formato e competente per svolgere ciascuna delle attività aziendali, come previsto dal sistema di gestione della qualità. 
  • Monitoraggio delle prestazioni. L’azienda deve monitorare le prestazioni del sistema di gestione della qualità e dei processi, la soddisfazione dei clienti e le prestazioni del personale.
  • Miglioramento continuo. L’azienda deve migliorare continuamente il proprio sistema di gestione della qualità. Ciò mediante valutazione delle prestazioni, monitoraggio dei feedback dei clienti e dei reclami, implementazione di azioni correttive e migliorative, ecc. 
 BLUESIGN®
È una certificazione, creata nel 1997, di sistema volontaria che ha per fine una produzione tessile sostenibile e rispettosa dell’ambiente, della salute umana e dei diritti dei lavoratori.
Ha il proprio quartier generale in Svizzera, a SanGallo, e appartiene all’ente certificatore SGS.

Principali requisiti imposti dalla certificazione Bluesign®, fondati essenzialmente su prove di laboratorio eseguite su campioni.

 
 
 
 
 

  • Uso delle risorse (Prodotti chimici) - L’azienda deve assicurare  che tutti i prodotti chimici utilizzati durante la produzione tessile siano approvati da BlueSign®. Non devono contenere sostanze chimiche nocive per l’ambiente o per la salute umana.
  • Emissioni di acqua e aria - L’azienda deve adottare pratiche di produzione sostenibili, come l’uso efficiente dell’acqua e l’energia rinnovabile, per ridurre l’impatto ambientale del processo produttivo.
  • Salute e sicurezza sul lavoro - L’azienda deve garantire condizioni di lavoro sicure e dignitose per tutti i lavoratori coinvolti nella produzione tessile.
Sito internet: https://www.bluesign.com/en/ (ultima verifica: 29.08.2025)

    
CERTIFICAZIONI AMBIENTALI


ECOLABEL - EU
Voce composta da Eco + label, termine inglese che significa "etichetta". Marchio registrato.

Un fiore è il simbolo dell'Ecolabel. È il sistema di etichettatura ecologica approvato dall'Unione Europea istituito nel 1992 in vigore nei 28 Paesi dell’Unione Europea e nei Paesi appartenenti allo Spazio Economico Europeo – SEE (Norvegia, Islanda, Liechtenstein), applicabile a tutti i "Prodotti tessili" (comprende Capi di abbigliamento, Prodotti tessili per interni, Filati e Tessuti), che attesta che il prodotto o il servizio ha un ridotto impatto ambientale nel suo intero ciclo di vita; iniziando dall'estrazione delle materie prime, dove vengono considerati aspetti volti a qualificare e selezionare i fornitori, passando attraverso i processi di lavorazione, dove sono gli impianti dell'azienda produttrice ad essere controllati, alla distribuzione (incluso l'imballaggio) ed utilizzo, fino alla smaltimento del prodotto a fine vita. Gli aspetti che sono analizzati, in particolare, sono il consumo di energia, l'inquinamento delle acque e dell'aria, la produzione di rifiuti, il risparmio di risorse naturali, la sicurezza ambientale e la protezione dei suoli. 

Tra gli elementi che hanno un maggior impatto negativo sull'ambiente vengono individuati i più rilevanti, e per ciascuno di essi sono stabiliti precisi limiti che non possono essere superati. È escluso l'uso di sostanze che possono essere dannose per la salute umana. È uno strumento di adesione volontaria, e l'ottenimento del marchio costituisce un attestato.

Per ottenere il marchio Ecolabel UE il richiedente deve presentare formale domanda di concessione della licenza d’uso del marchio Ecolabel UE all’ organismo competente italiano (Sezione Ecolabel del Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit) che, nello svolgimento della propria attività, si avvale del supporto tecnico della sezione Ecolabel di ISPRA.

GOTS - Global Organic Textile Standard. 
Certificazione di qualità, creata nel 2006, è sostenuta dalle più importanti organizzazioni che promuovono l'agricoltura biologica, riconosciuta come il più importante standard internazionale dei prodotti tessili realizzati con fibre naturali da agricoltura biologica. Lo standard definisce criteri ambientali e sociali molto restrittivi che si applicano a tutte le fasi della produzione.
La norma comprende la lavorazione, la fabbricazione, l'imballaggio, l'etichettatura, il commercio e la distribuzione di tutti i tessuti.

Lo standard prevede una suddivisione in due etichette: 
  • Etichetta- grado 1: organico.
    Il prodotto tessile che utilizza il marchio GOTS  «organic» deve contenere almeno il 95% di fibre organiche certificate,
  • Etichetta-grado 2: realizzato con X% di fibre organiche. Il prodotto tessile che utilizza il marchio GOTS  «made with organic» deve contenere almeno il 70% di fibre organiche certificate e non può superare il 30% di fibre non organiche, ma non più del 10% di fibre sintetiche.
Nei criteri chiave per la trasformazione e la produzione sono inclusi fra l'altro che  tutte le sostanze usate per lavorare le fibre devono essere rigidamente controllate: divieto di utilizzare elementi critici come metalli pesanti, formaldeide, solventi aromatici, organismi geneticamente modificati, o enzimi cancerogeni. Gli sbiancanti non possono contenere cloruri, i coloranti non possono rilasciare ammine cancerogene, le stampe non possono prevedere l'uso di ftalati o PVC.
I prodotti finali possono includere, ma non sono limitati, i prodotti in fibra, i filati e i tessuti. Lo standard non stabilisce criteri per i prodotti in pelle.

ISO - International Organization For Standardization
Sono standard internazionali relativi alla sostenibilità ambientale, tra quelli più riconosciuti annoveriamo ISO 14001 che stabilisce i requisiti per i sistemi di gestione ambientale e lo standard (SGA) che un'organizzazione può implementare per migliorare le proprie prestazioni ambientali ISO 14024 riguarda l’etichettatura e specifica i principi e le procedure per le etichette ambientali di tipo I (è la valutazione di un prodotto, effettuata da una terza parte, effettuata sulla base di una serie di criteri relativi all’impatto ambientale di un prodotto o di un materiale per tutto il suo ciclo di vita), che sono marchi ecologici che certificano la preferibilità ambientale di un prodotto o servizio rispetto ad altri nella stessa categoria, basandosi su un'analisi del ciclo di vita e una valutazione di terze parti. 



OCS - Organic Content Standard
Garantisce l'origine biologica (organica) delle fibre tessili nei prodotti che contengono fibre naturali – vegetali o animali – certificate biologiche, e la loro tracciabilità lungo tutta la filiera di produzione secondo i criteri dell’agricoltura biologica.  

La cerificazione ha un 
particolare riferimento al cotone biologico, la fibra di origine biologica più diffusa nel settore tessile. Anche altre fibre come canapa, lana, ramie e lino, se coltivate seguendo gli standard dell’agricoltura biologica, possono ottenere la certificazione OCS. Tuttavia, al momento, le certificazioni sono prevalentemente applicate al cotone.

Il modello di certificazione OCS prevede due diversi standard per l’etichettatura dei tessuti biologici:
  • Organic Content 100: Quando il tessuto contiene almeno il 95% di fibra biologica.
  • Organic Content Blended: Quando il tessuto contiene almeno il 5% di fibra biologica.
La certificazione Organic Content Blended, proprio perché certifica che il prodotto finale contenga almeno il 5% di fibra biologica, è irrilevante ai fini dell’impatto ambientale di un prodotto, perché è un valore troppo basso per definire il prodotto ecologico, e crea - di fatto - solo confusione al cliente finale (utilizzatore prodotto).
OEKO-TEX 

Marchio ecologico mondiale nel settore tessile e dell'abbigliamento (L'Associazione internazionale Oeko-Tex, con sede a Zurigo in Svizzera, è attiva dal 1992, e ad aprile 1016 include 16 istituti indipendenti di prova e ricerca) di sistema internazionale indipendente di certificazione per i tessili, di sviluppo dei criteri di prova, i requisiti e i metodi analitici di certificazione per i tessili, con il quale si dichiara l'assenza di concentrazioni di sostanze pericolose o nocive per la salute dell'uomo, in quantità superiore ai limiti ammessi dagli standard Oeko-Tex. Questa garanzia si estende anche a quelle sostanze che possono svilupparsi nel prodotto durante le normali condizioni di utilizzo. Tra i vari parametri si controlla la presenza di coloranti proibiti o cancerogeni, di formaldeide, di residui di metalli pesanti, di pesticidi, il pH e la solidità del colore. 



Prevede sei classi di certificazione. La Oeko-Tex Standard 100 è quella più importante per la salute dei consumatori e dell’ambiente. Regolamenta la presenza e l'utilizzo di sostanze chimiche pericolose per la salute, limitando al minimo il rischio di reazioni indesiderate, e inquinanti per l’ambiente. I test prendono in considerazione numerose sostanze, imponendo limiti più severi ad alcune già regolamentate e introducendo standard su altre che invece non sono regolamentate per nulla. Durante il periodo di validità del certificato, vengono effettuate analisi casuali sui prodotti per verificare il rispetto dei requisiti. 

I parametri sono stati redatti in accordo ai regolamenti dei Paesi aderenti all'Associazione Oeko-Tex e un sistema di controllo globale da parte degli istituti autorizzati garantisce una verifica continua del rispetto dei requisiti. Solo i tessuti che sono stati testati e che rispondono pienamente ai criteri del marchio possono fregiarsi del contrassegno "Oeko-Tex Standard 100". L'Oeko-Tex Standard 100 è in continuo aggiornamento grazie al costante lavoro di gruppi di esperti dell'Associazione Oeko-Tex.  Nuovi criteri di test e requisiti Oeko-Tex Standard 100 sono entrati in vigore per tutte le certificazioni il 1 aprile 2016. 
I prodotti certificati Oeko-Tex e i fornitori possono essere ricercati nella Oeko-Tex Online Buying Guide.

Sono ora disponibili anche nuovi prodotti quali STeP by Oeko-Tex la certificazione per la produzione tessile sostenibile, MySTeP by Oeko-Tex database gestionale, e Made in Green by Oeko-Tex, etichetta per prodotti certificati Oeko-Tex Standard 100 realizzati in accordo con le linee guida Oeko-Tex di STeP.

Sito internet: http://www.oeko-tex.com/products (ultima verifica: 28.07.2025)

Per quanto riguarda gli articoli prodotti in Italia dette analisi vengono effettuate presso il laboratorio del Centro Tessile Cotoniero e Abbigliamento S.p.A. (denominato "Centrocot") di Busto Arsizio VA.

Sito internet: http://www.centrocot.it/ (ultima verifica: 28.07.2025)

La sua classificazione si divide in quattro classi di prodotto, a seconda della destinazione d'uso. Maggiore è il contatto con la pelle, più restrittivi sono i requisiti richiesti:
I    - Per neonati e bambini fino a 2 anni d'età.
II  - Con contatto pelle, dove una vasta porzione della superficie del tessuto viene a diretto contatto con la pelle quando indossato.
III -Senza contatto con la pelle, o solo quando solo una piccola parte del tessuto viene a contatto con la pelle quando indossato.
IV - Per arredamenti. Vale a dire utilizzo per motivi decorativi.
 

CERTIFICAZIONI ETICHE (SOCIALI)

Le certificazioni sociali assicurano degli standard per i diritti dei lavoratori: ore di lavoro, ferie, stipendi, sindacalismi, sicurezza sul lavoro, ecc. Tutti elementi che per la maggior parte di noi sono scontati e assicurati, ma che in molti paesi vengono invece ignorati o scavalcati. La maggior parte di queste certificazioni sono infatti vitali in Paesi come Cina, India, Bangladesh, Sud America, Africa, ecc.


FAIRTRADE
Attesta che un prodotto tessile, come abbigliamento ed accessori, è stato realizzato nel rispetto dei loro diritti dei lavoratori e gli agricoltori e secondo i criteri del commercio equo e solidale. FAIRTRADE  si occupa di varie filiere, e quando il marchio ha una freccia (in genere su sfondo bianco con freccia a lato),  sul retro della confezione (cartellino) si hanno maggiori informazioni. 

Fairtrade Italia rappresenta Fairtrade International 
e il Marchio di Certificazione FAIRTRADE nel nostro Paese dal 1994.



Il Marchio FAIRTRADE per il cotone indica che il prodotto è realizzato con cotone grezzo che è stato coltivato e commercializzato in maniera etica e direttamente tracciabile, ovvero tenuto separato dal cotone non-Fairtrade, in tutti gli stadi della lavorazione. Un tessuto misto può esporre questo marchio se il 100% del cotone contenuto nel tessuto è certificato Fairtrade.






SA 8000
Attesta in primo luogo di verificare lo stato sociale dei lavoratori nelle aziende: salute e sicurezza, libertà di associazione, orari di lavoro, discriminazioni, retribuzione e altro ancora. È una certificazione applicabile in diversi ambiti, non solo nella moda rilasciata dall’organizzazione Social Accountability Internation (SAI).

 

CERTIFICAZIONI PER IL BENESSERE DEGLI ANIMALI ALLEVATI

RDS - Responsible Down Standard
Assicura che tutti gli elementi di imbottitura dei prodotti tessili identificati come piumini siano stati ottenuti da animali ai quali non sia stata causata alcuna sofferenza né stress inserendo anche un elemento di tracciabilità delle materie prime.

RMS - Responsible Mohair Standard

Garantisce che il mohair utilizzato per la produzione di un filato o di un tessuto provenga da aziende agricole che attuano una gestione sostenibile del territorio e dell'allevamento zootecnico. 

RWS - Responsible Wool Standard
Riguarda la lana e garantisce la provenienza da allevamenti dove viene rispettato il benessere degli animali e il terreno viene gestito in maniera responsabile. 



CERTIFICAZIONI PER La LANA RICICLATA

RCS - Recycled Content Standard

Lo standard RCS prevede due tipologie di etichettatura; un prodotto è etichettabile RCS 100 se almeno il 95% delle fibre è riciclato, mentre è etichettabile RCS Blended se anche solo il 5% delle fibre è riciclato.

Il limite della RCS è che le fasi di Raccolta Materiali e Concentrazione Materiali sono soggette a autodichiarazione, raccolta documenti e visite in loco, senza la necessità di certificazione. RCS non affronta gli aspetti sociali o ambientali della lavorazione e della produzione, della qualità o della conformità legale.




Il vocabolario della moda (in)sostenibile, che trovate nel dizionario
:

 Biodegradabile  Biologico  Compostabile  Cost per Wear  Eco-friendly Ecomoda 
● 
Energy saving Fast fashion  Fashion victims ● Fibersort Greenwashing  Impronta idrica 
Köpskam 
 Mulesing ● Prêt-à-Louer Pre-loved  Rammendare 
Recycling (Riciclo)  
Slow fashion  
Sostenibilità (Sustainable fashion)  Upcycling Wardrobe fashion 
 
Wearable technology


FIBRE TESSILI
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FIBRE ANIMALI: Alpaca Angora Cashmere Cammello Guanaco Lama Lana MohairPashimina Seta 
Vicuna Yak
FIBRE VEGETALI:  Abaca  Agave  Alfa 
 Bamboo (Bambù)  Canapa  Cocco  Cotone  Ginestra 
 
Ibisco  Jucca  Juta  Kapok  Kenaf  Lino  Ortica  Rafia  Ramiè
FIBRE MINERALI: Amianto
FIBRE ARTIFICIALI: Acetato 
Cisalfa  Cupro  Ingeo  Lanital  Lyocell (Tencel)  Modal  Rayon 
 
Triacetato  Viscosa
FIBRE SINTETICHE:  Acrilico  Alginato 
 Aramide   Elastan (Elastam)  Modacrilica  Poliammide (Nylon) 
 
Poliestere  Vinile (P.V.C.)

In termini di sostenibilità, tuttavia, questa suddivisione non può considerarsi valida perché l’origine non decreta l’impatto. Sarebbe più  appropriato suddividere i tessuti in base ad altri criteri: tessuti non rinnovabili, ovvero che hanno un bassissimo tasso di biodegradabilità, derivanti da risorse sempre meno reperibili in natura e il cui processo produttivo produce consumi energetici esorbitanti, emissioni di CO2 elevate e un alto rischio di disperdere sostanze chimiche pericolose durante la lavorazione.

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per approfondire i termini in uso nell'abbigliamento e tessile:
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Rames Gaiba
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